RossiniMilestones | Intervista a Giovanni Paolicelli

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Nel percorso del Tram del 90° (lo trovate qui: https://www.rossinigroup.it/tram90/) che abbiamo creato per celebrare i nostri novant’anni abbiamo inserito delle caselle particolari in onore di dipendenti storici, vere e proprie pietre miliali della nostra azienda: le tessere RossiniMilestones. Oggi è il turno dell’intervista a Giovanni Paolicelli.

Iniziamo con qualche numero: in che anno è entrato a far parte della squadra Rossini e quanto tempo è rimasto?
Iniziato il 5 ottobre 1967 (ora ha 85 anni) assunto in via Vanzetti.

Com’è successo? Passaparola, un conoscente, colloquio di lavoro…foto29-hd
Lavorava con vetroresina per fare le cisterne e si è intossicato. Si è trovato vicino alla Ditta Rossini Otello ed è stato assunto subito da Eugenio perché cercava 3 persone. Ha fatto 15gg di prova.
Il primo giorno ha stuccato e imbiancato la sede di via Vanzetti (lavoro che faceva la domenica per arrotondare) poi è passato ad imballare e dopo un mese il jolly a seconda delle necessità.
Doveva andare in pensione ma siccome era l’uomo di fiducia con le chiavi dell’azienda non volevano farlo andare via.

E la prima persona che ricorda di aver incontrato?
Eugenio che disse “Caspita! Ti assumo io che sto cercando 3 persone!”

In che sede?
Via Vanzetti.

Quale era la sua mansione?
Il jolly.

Ha mai ricevuto qualche offerta di lavoro dalla concorrenza?
Mai nessuna controfferta e non sarebbe andato via perché in Rossini “si stava bene”.

Con qualche collega ha stretto amicizia anche fuori dal lavoro?
Sì, con tanti.

Se dovesse scegliere il ricordo più bello, quale sarebbe?
Il ricordo piu bello sono le partite a pallone, se si pareggiava Rossini offriva la pizza ai dipendenti e se si vinceva l’azienda pagava una cena completa dall’antipasto al dolce. Giocavano contro L’elettra, la nord elettrica. Giocavano a Dindelli o a Crescenzago. Giovannino faceva il massaggaitore della squadra.

Una soddisfazione in particolare?
Sbrigarsela sempre da solo dalle piccole alle grandi cose senza disturbare la proprietà.
Nel 2003 si sono staccati dal soffito 3 supporti e lui per non disturbare Ruggero che era in ferie ha risolto da solo la situazione. Idem per i furti di notte, 15 furti di notte e 4 rapine (durante la prima rapina venne sparato un colpo in aria. Il colpo ha bucato l’imballo di un lampadario ed ha bucato il rosone).
Durante un furto notturno sono state rotte 3 cassaforti. Loro li sentivano da casa perché battevano con la mazza da 10kg e avvisavano subito la polizia.
Con mansioni di custode aveva l’abitazione vicino alla ditta.

Ha qualche aneddoto da raccontarci?
Sarebbero tanti…
Nel 1970 è stato promosso andando in vendita. Nel 1969 è stata preparata la nuova sede di via Feltre che andava illuminata, lo facevano loro che erano impiegati. Hanno festeggiato il giorno di Natale e nel giorno di Santo Stefano hanno iniziato a fare il trasloco per il quale hanno ricevuto la medaglia perché in una settimana hanno fatto tutto. L’unico aiuto esterno è stato quello di un furgone grande esterno. Tutti i dipendenti (15 persone) hanno lavorato notte e giorno per imballare e l’altra metà erano in via Feltre a sballare e sistemare. Il 7/1/1970 hanno aperto al pubblico. La strada era tutta sterrata, era campagna. Il vicino di negozio vendeva scale e l’esselunga era un negozietto di quartiere. Col trasferimento in via Feltre nel 1972 sono arrivati a 100 dipendenti (85 in due anni).

C’è stato un prodotto al quale si sente particolarmente legato?
Nel 1972 è arrivato in Italia il primo Carrefour e la prima consegna di Rossini la fece lui con il camion. C’era un’esposizione permanente con un dipendente fisso (Massimo ha servito li per 9 anni). Si vendeva tantissimo, plafoniere tantissimo e lampadari con le gocce.

Le è capitato di regalare a qualcuno una lampada Rossini? Oppure di acquistarla per sé?
Alla sua dottoressa a Natale aveva regalato una lampada modello M30, P12.

Le capita mai di ripensare agli anni di lavoro con una punta di nostalgia, oppure ritiene che oggi sia tutto troppo complicato?
Ha sempre nostalgia e tornerebbe subito a lavorare. Anche all’intervista si è presentato con la maglia Rossini (che toglie solo la domenica).

E oggi, come vede Rossini?
Non la vede più come una volta, c’è amarezza perché è cambiata molto. Il progresso è diventato il regresso. Prima si faceva tutto a mano, si poteva trovare tutto in Rossini, la minuteria, i pezzi più grandi. Ora non c’è più la stessa filosofia negli acquirenti, la gente compra e butta, non ripara piu nulla.
I cambi sono giusti solo che rimane la nostalgia.